
Rubo il titolo dall’ultimo editoriale di Rosanna Massarenti, di Altro Consumo, una rivista davvero interessante sempre piena di spunti degni di nota.
In questo editoriale è presente un attacco diretto ala pubblicità, accusata , tra l’altro, di contribuire in maniera sostanziale alla “obesizzazione”dei nostri figli. Pare infatti che il 40% dei bambini tra 6 e 9 anni sia obeso.
Cito dall’editoriale “La promozione di un marketing responsabile è il principale obiettivo della campagna contro l’obesità infantile lanciata da Consumers International, l’organizzazione mondiale delle associazioni dei consumatori”.
Insomma, pare che questi signori pensino che l’obesità dei poveri bimbi sia colpa della pubblicità :
quindi bando agli spot in radio, tv e su internet, a regali o giocattoli collezionabili presenti nelle confezioni, alla presenza di cartoni animati o testimonial famosi sui packaging…
Per adesso gli strali si riferiscono “solo” ai prodotti dedicati ai bambini, ma, ne sono certo, il futuro ci porterà delle sorprese : io mangio gli stessi biscotti di mio figlio, bevo una famosa Cola come lui,
e mangio le stesse caramelle….eppure tutti questi non sono prodotti per bambini.
Cosa facciamo, interveniamo anche sulla comunicazione di questi prodotti?
Sommessamente faccio una domanda : non è che a far ingrassare i bimbi sono gli ingredienti di questi prodotti, le loro ricette ?
Non sarebbe quindi meglio scatenare campagne di sensibilizzazione verso le aziende produttrici degli alimenti medesimi?
Forse le loro lobby sono più potenti di quelle di noi, “poveri” comunicatori?
Angelo Faravelli
martedì 7 ottobre 2008
PUBBLICITA’ CHE INGRASSA
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2 commenti:
Ho letto l'editoriale di Altroconsumo; nel medesimo si afferma anche, che l'Efsa, ossia l'Autorità per la Sicurezza Alimentare, ha bocciato 7 su 8 delle affermazioni salutistiche poste sulle confezioni dei prodotti, poichè prive di fondamento. Per cui, non solo la pubblicità, effettivamente spesso complice di strategie di marketing di prodotto eccessivamente violente, è sotto processo, ma le aziende alimentari medesime sono giustamente nell'occhio del ciclone.
Io, che presuntuosamente mi definisco un'adetta ai lavori, soprattutto perchè "povera", ritengo oportuno che la pubblicità faccia un esame di coscienza: la buona pubblicità non è solo quella che promuove al comsumo a tutti i costi (compresa la salute dei nostri figli), bensì uno strumento di propaganda potentissimo, e come tale va trattato, considerandola anche al servizio della corretta e onesta diffiusione di notizie. Come diceva David Ogilvy, comunicatore "non tanto povero": "Non scrivere mai un annuncio che non vorresti far leggere alla tua famiglia. Non mentiresti a tua moglie, allora non farlo con la mia."
....non mentirei mai a mia moglie ?????
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